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vittima e carnefice
Mi facevano male i polsi, la corda logora e troppo stretta mi costrigeva a tenere le braccia sopra la testa. Ero completamente nuda, in ginocchio davanti a lui che mi guardava divertito; sorseggiava annoiato un bicchiere di vino bianco, ma non mi toccava, non parlava, osservava soltanto il mio corpo impaurito e infreddolito. Avevo sete, mi passai la lingua sulle labbra aride, lo guardai, guardai il bicchiere....prese un nuovo sorso di quel nettare dorato e si avvicinò alla mia bocca. Dischiuse le labbra e lasciò scivolare poche gocce di vino sul mio viso. Sentii solo l'aroma fruttato e la sensazione di un rivolo impazzito che scendeva lungo il mio corpo fino a terminare la sua corsa in mezzo alle mie coscie. I suoi occhi seguirono attenti quella via invisibile tracciata sulla mia pelle, la sua lingua ripercorse ogni centimetro del mio corpo che portava quel dolce sapore. meticolosamente raccoglieva ogni singola goccia, scendendo sempre più verso il giardino del mio sesso. Ero spaventata, ma il mio corpo rispondeva a quei dolci stimoli in modo palese, ogni colpo della sua lingua era un fremito della mia pelle,desideravo che si spingesse oltre, che quelle morbide labbra varcassero la linea del proibito, assaporando il nettare di quel vino dentro al calice della lussuria, che gelosa custodivo come un fiore raro. Leggendo nei miei pensieri, scivolò sotto di me, sollevando con le sue forti braccia i miei fianchi, e con un soffice bacio sfiorò il mio sesso ormai gonfio e umido di desiderio....desiderio di una vittima sacrificale verso il suo carnefice. La sua lingua affondò sicura nel mio ventre, esplorò quel frutto dolce e proibito come fosse l'ultima volta, cercò avida il clitoride, stimolandolo fino a farmi gemere di piacere, il mio respiro impazzito faceva da sottofondo a gemiti e piccole grida di gratitudine per tanta maestria. Il mio sesso ormai gonfio e pronto a esplodere richiedeva altro, si lasciò scivolare portando la sua evidente erezione davanti alla porta del piacere, e con un colpo deciso penetrò la mia anima. Una danza impazzita travolse i miei sensi, con le mani si teneva ai miei seni, mi strigeva, il dolore di quella presa si fondeva al piacere di quell'incessabile spinta verso la vetta del massimo oblìo. Un tuono e un lampo scossero il mio corpo, non potei trattenere un urlo di pura gioia fisica, non riuscìì a fermare un fiume di dolce miele che scese lungo le mie coscie. Lo sentìì rispondere a tanto piacere esplodendo a sua volta dentro di me, percependo ogni singola pulsazione della sua virilità. Il mio corpo era stremato, dolorante per le corde che mi costringevano, stanco per l'energia regalata all'amore. Lui si sollevò, mi sciolse premuroso di non farmi male, massaggiò i miei polsi martoriati e dolcemente mi baciò sulla bocca:
-Dai tesoro, vai a vestirti, che stasera ci aspettano i nostri amici a cena!!!!

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